In alto a sinistra

La vita dei vent’anni è piena di parassiti ansiosi di far nido in ogni rinuncia

Se dovessi riassumere in poche parole questo libro, il primo che leggo di Erri De Luca, direi che è una poesia in forma di brevi racconti in prosa. Sì, perché lo stile narrativo dell’autore napoletano, classe 1950, è elegante ed evocativo, ricco di metafore ma con potenza d’impatto che scuote. Le sue parole si dipanano agili tra le pagine, cadenzate e musicali, incisive.

In alto a sinistra – Erri De Luca Milano: Feltrinelli, 1995. 144 p. (19^edizione, setembre 2014) (1^edizione ne “I Narratori”, settembre 1994)

I dodici racconti, di cui quattro già editi, sono frammenti di vite, vissuti (alcuni ideati) da Erri De Luca che, nel retrocopertina, ci svela essere “un me narrato, più che un io narrante”. Protagonisti sono, forse, i sentimenti, le emozioni e impressioni dei personaggi narranti, piuttosto che essi stessi: il malessere adolescenziale, la ricerca di evasione da una soffocante città, il senso di appartenenza, la presa di coscienza, la collera, la conquistata consapevolezza della sacralità della vita, il freddo dell’anima corrotta che questa sacralità ha violato, la disperazione, la lotta e la libertà, il rimpianto e il mal d’amore, l’ammirazione, l’affetto e la solidarietà, il dolore dell’addio. Storie difficili ma nelle quali ogni lettore può immedesimarsi facilmente proprio per l’universalità di questi protagonisti resi così ben percepibili dall’autore. E oltre alle esperienze tra scuole, miniere e fabbriche e montagne, si legge anche di libri, “l’unico posto dove l’esperienza che uno fa del mondo, trova le parole d’accompagnamento”, nonché dell’amore per essi, riverso specialmente nell’ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui un padre malato confida al figlio: “I libri insegnano ai ricordi, li fanno camminare. (…) è stato bello per me girare la pagina letta e portare lo sguardo in alto a sinistra, dove la storia continuava”. In alto a sinistra occorre volgere lo sguardo per proseguire la lettura, saggia indicazione a girare pagina e guardare avanti, finale messaggio di speranza.

Direi che dopo questa lettura ho proprio voglia di tuffarmi nella bibliografia di De Luca che non si limita ad essere un grande scrittore: qui trovate la sua biografia 🙂

E voi avete letto questo o altri suoi libri? Se si qual’è il vostro preferito?

Sogni d’oro gente 🙂

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5 giorni a Parigi! 2° giorno (prima parte): Versailles.

Mentre organizzavo questa tappa del viaggio avevo letto, da qualche parte sul web, che una sola giornata per visitare la Reggia di Versailles potrebbe non bastare. Ebbene, coincidenza ha voluto che non riuscissimo a visitarla completamente! Non siamo stati molto fortunati: la reggia, proprio quel giorno, ha chiuso presto, alle 15, per qualche evento a noi rimasto ignoto. Così, la nostra visita ai fantastici e immensi giardini reali è rimasta incompleta ma, se vogliamo guardare il lato positivo, abbiamo la scusa per tornarci presto 😉

Iniziamo con un po’ di info logistiche che sono sempre utili! Per arrivare a destinazione abbiamo presso la linea C della RER (noi siamo partiti dalla stazione Invalides) e siamo scesi al capolinea, ovvero, alla stazione Versailles Rive Gauche. Il tempo di percorrenza è poco più di 40 minuti. Una volta usciti dalla stazione seguite la marea di gente 😀 abbiamo anche visto degli “indicatori stradali viventi” che accennavano alla direzione da prendere per la reggia, parlando in più lingue, ma il flusso di turisti diretti alla stessa meta vi impedirà di sbagliare. Versailles è una cittadina davvero molto bella, curatissima, suggestiva.

wpid-img_20150609_170313.jpgLa reggia si inizia ad ammirarla da lontano, dalla strada leggermente in salita che vi porta ai cancelli dorati. Fu un antico castello di mattoni e pietra appartenuto a Luigi XIII, ingrandito per volere del figlio Luigi XIV che vi insediò la Corte e la sede del Governo nel 1682. Infine, furono Luigi XV e Luigi XVI a farla abbellire e ampliare ulteriormente. Durante la Rivoluzione Francese fu saccheggiata e rischiò di essere distrutta poi, a seguito della Restaurazione, nel 1837 Luigi Filippo la fece restaurare riportandola all’originale bellezza.

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Dall’alto a sinistra in senso orario: io al centro della fila a serpentina; la cappella palatina della reggia, la sala degli specchi (con alto rischio gomitatainfaccia); uno dei tanti camini; particolare: lampadario; una delle stanze del salone della regina.

Inizialmente potreste rimanere spiazzati e non capire bene dove dirigervi per l’ingresso perché, avendo già i biglietti, “non dovremo fare mica quella fila che non si capisce nemmeno come si sviluppa (a U? a S??) per via delle dimensioni epiche che la contraddistingue!?!?” (E dire che era venerdì, non voglio immaginare di sabato e di domenica che sono i giorni sconsigliati a causa del sovraffollamento!!) La Museum Paris Pass qui non vi farà saltare questa fila, meglio saperlo prima ma, almeno, non dovrete perdere ulteriore tempo facendo anche quella per comprare i biglietti.
Una volta all’interno, ancora un po’ di attesa per munirci dell’audioguida gratuita per la visita dell’immenso palazzo e via. L’atmosfera è d’incanto, tra sfarzo e arredamenti lussuosi, camini giganteschi in ogni stanza, sala degli specchi e quant’altro, cerco di immaginare come potesse scorrere la vita di corte, ma non è così facile, tra la calca selfie-addicted il rischio gomitatainfaccia è molto alto:D

Per pranzo, se accidentalmente non ve lo siete portato al sacco, come noi ahimè, l’unica cosa dubbiamente vegan che troverete da mangiare sarà un tramezzino al punto di ristoro interno alla reggia ma anche che siate onnivori/carnivori/dolcivori, preparatevi a spendere comunque troppo! Quindi sul pranzo di oggi…nient’altro da dire.

Vista esterna del palazzo, la Stanza scaldavivande, il Salone di compagnia, ritratto di Maria Antonietta, la Piccola sala da pranzo.
Vista esterna del Petit Trianon, la Stanza scaldavivande, il Salone di compagnia, ritratto di Maria Antonietta, la Piccola sala da pranzo.

Completata la visita ai Grandi Appartamenti, si rischia di perdere il senso del tempo all’interno del negozio di souvenir, più che altro nella ricerca di qualcosa che non costi un occhio della testa!! Ma finalmente arriviamo ai giardini. Dato uno sguardo alla cartina ci rendiamo conto che il parco è immenso, copre circa 800 ettari e decidiamo di prendere il trenino elettrico, per una visita più completa; costo per persona 7 euro. Il trenino effettua varie fermate dando la possibilità di scendere ad approfondire la vostra gita. A causa del problema della chiusura anticipata, scendiamo soltanto per visitare le Petit Trianon, piccolo edificio edificato dal 1762 al 1768 per l’uso privato di Luigi XV e della marchesa di Pompadour, poi donato a Maria Antonietta dal marito Luigi XVI nel 1774.  Di gusto molto più sobrio rispetto all’arredamento della reggia, con un’architettura volta già al neoclassico, il Petit Trianon si trova al centro del meraviglioso giardino anglo-cinese, che è la vera attrazione per i miei sensi.

 Tempio dell'Amore; roseto nel giardino ango-cinese; viale alberato; bacino di Nettuno.
Tempio dell’Amore; roseto nel giardino ango-cinese; viale alberato; bacino di Nettuno.

Tra roseti, viali alberati perfettamente simmetrici, rovine dal gusto romantico, il tempietto dell’Amore, ci sarebbe da perdersi in lente e lunghe passeggiate. Ma il trenino non aspetta perciò usciamo da questo idillio e ci dirigiamo verso l’uscita. Ah, ricordatevi di portarvi dell’acqua, non fate come noi che assetati, abbiamo ceduto al bicchiere di spremuta d’arancia più caro ma più buono della France! 😀

La giornata ha ancora molto da offrire, così, di ritorno da Versailles, scendiamo alla fermata della nientepopodimeno…Tour Eiffel!  (…continua)

Se questo post ti è piaciuto leggi anche:

5 giorni a Parigi! Intro.
5 giorni a Parigi – 1° giorno

5 giorni a Parigi – 1° giorno

Eccoci al primo giorno di questo viaggio (dopo due caldi mesi di suspance, ma sorvoliamo 😀 ) che inizia con l’arrivo all’aeroporto di Beauvais alle 9.45 e successivo trasferimento in bus che, in un’ora e mezzo circa, ci porta a Parigi. Arrivati finalmente a Port Maillot scendiamo in metro per fare le nostre Paris Visite, ciò che non ci aspettavamo è la lunghissima e lentissima fila, sia agli sportelli che alle macchinette automatiche. Ma non perdiamo per questo l’entusiasmo 😉 Da qui ci dirigiamo verso la fermata Goncourt (linea 11/marrone), che diverrà tappa quotidiana per spostarci dall’Hotel International, economico ma carino e proprio a due passi dalla metro. Appoggiati i bagagli, non essendo ancora in orario per il check in, decidiamo di farci una passeggiata all’affascinante Canal Saint Martin, per poi andare a pranzo da Sol Semilla, un ristorantino vegan che propone piatti ricchi di superfoods come spiruIMG_20150831_195551lina, macha,  bacche di goji , ecc. Abbiamo gustato il Menù du jour (23,50 euro) che comprende “L’assiette du jour”, un piatto unico composto da cereali, legumi e verdure di stagione arricchito da superalimenti, accompagnato da squisite bevande vitaminiche e detox e il dessert.
Il locale è molto piccolo, all’ingresso c’è un’esposizione dei vari superfoods in vendita, abbiamo fatto fatica a trovare un posticino per sederci, ma abbiamo mangiato molto bene, oltretutto il personale è stato molto gentile.

Torniamo in albergo per il check in, una rinfrescata e via al Centre Pompidou! Qui acquistiamo le Paris Museum Pass per 4 giorni che ci han fatto risparmiare un po’ di soldi e di tempo. Grande entusiasmo, specialmente al 5° piano, la cui terrazza offre una vista stupenda sui tetti di Parigi che spazia daIMG_20150831_230051 Notredame a sinistra alla Tour Eiffel, fino al puntino bianco sulla destra, il Sacre Coeur. All’interno si trova la collezione di arte moderna, dove si possono ammirare, da Magritte a Kandinskji, da Rothko al blu di Klein, artisti le cui opere in particolare mi hanno lasciato senza fiato.

Giretto a le Marais e poi giù verso l’Ile de la Cité. Attraversata la Senna, spettacolare da ogni angolazione la si osservi, incontriamo prima la Conciergerie, poi Sainte-Chapelle e infine Notre-dame, purtroppo tutte chiuse! 😦 Tipica falla organizzativa…avremmo dovuto, infatti, invertire le visite e lasciare per ultimo il Pompidou, che proprio il giovedì chiude alle 23. Facile adesso… ma non avendolo annotato da nessuna parte..IMG_20150901_001356.chi se lo poteva ricordare?!

Per cena decidiamo di provare una paninoteca veg in zona, Hank Burger. Anche qui troviamo posto a sedere per un soffio, è un locale ancora meno spazioso di quello del pranzo. Abbiamo preso il menù composto da un panino veg, una bibita e un dessert per 13 euro. Sinceramente mi aspettavo molto di più avendo letto ottime recensioni, mentre in realtà, per i nostri palati, il vegburger aveva troppa mostarda e il dessert, un cookie con gocce di cioccolato, sapeva talmente di fritto che non siamo riusciti a finirlo.

Infine, passeggiatina verso la stazione metro più vicina e si son fatte già le 22. Ma il bello è che a Parigi non è ancora buio e i nostri piedi sono già doloranti! Non vediamo l’ora che sia domani, perché ci aspetta Versailles!

Al prossimo post con il 2° giorno a Parigi 😉

Sogni e baci :* 

Se questo post ti è piaciuto, leggi anche la parte precedente: 5 giorni a Parigi! Intro.

5 giorni a Parigi! Intro.

Come si può non amare questa città? Nonostante io sia già stata nella Ville Lumière, le emozioni nel rivederla sono sempre forti, le classiche da “prima volta”.  Perché è un monumento multiculturale a cielo aperto, con i suoi palazzi, le Boulevardes piene di vita e colore, le viuzze nascoste, le sue vetrine colorate, gli innumerevoli musei e parchi, la comodissima metrò, la Senna e i suoi tramonti. C’è davvero un atmosfera da sogno, da condividere con la propria dolce metà (così ho fatto io) , oppure no 🙂

Parigi offre tantissimo e visitarla in 5 giorni può diventare un’impresa se non si hanno le idee ben chiare sull’itinerario da seguire. Il mio banale consiglio è quello di pianificare ogni giornata prima di partire e selezionare le attrazioni a cui dare priorità assoluta per ottimizzare i tempi. Ovviamente, anche così facendo, qualcosa verrà comunque sacrificata, ad esempio, io ho visto sfumare il giretto al mercatino delle pulci di Saint-Ouen :(. Programmare le visite in base agli orari di apertura dei luoghi che vogliamo visitare è essenziale anche per un altro motivo, evitare di trovare in giorno di chiusura un museo piuttosto che Aroma-zone, negozio culto per spignattatrici che, ahimè, non potevo immaginare chiudesse domenica e lunedì!! Eh, che dire, ho sottovalutato le brezza dello shopping 😀

Prima di partire consiglio anche di farvi un calcolo su quale formula vi sia più conveniente tra quelle proposte dal comune parigino per i turisti: si tratta di varie tessere e pass che possono essere soluzioni vantaggiose sia per quanto riguarda i trasporti che le attrazioni culturali.  Io e il mio compagno abbiamo optato per la Paris Visite 5 giorni (zone 1-3), che ci ha permesso di prendere la metro senza pensieri e risparmiare un po’ di soldi, offrendoci ulteriori sconti su diverse attrazioni e la Museum Paris Pass 4 giorni che oltre al risparmio ci ha permesso di saltare varie file alle entrate dei musei. Più avanti magari dedicherò un post specifico a questi pass.

Ma veniamo alla partenza: Alghero/Beauvais. Questo, oltre Ryanair, significa più di un’ora e mezzo di bus per volo, bus che, al ritorno, ci ha regalato momenti di adrenalina e panico presentandosi in super ritardo, illudendomi che avremmo perso il volo…purtroppo così non è stato :D. A parte questo irrilevante inconveniente però, il tutto ci è convenuto parecchio in termini economici.

Nei prossimi post, vi parlerò di questo viaggio giorno per giorno!

Se avete domande, se volete qualche consiglio prima di partire o semplicemente amate Parigi anche voi, lasciatemi un commento qui sotto!

Sogni d’oro a tutti! 🙂

5 giorni  a Parigi – 1° giorno

Shikakai, la mia chioma ringrazia!

shikakai
Polvere di Shikakai – Khadi

Oggi voglio parlarvi di un prodottino davvero speciale per me e soprattutto per i miei capelli, la polvere di Shikakai. Da quando l’ho scoperta non posso più farne a meno. Ma di cosa si tratta? Il frutto dello Shikakai o Acacia Concinna, un arbusto di origine asiatica, è tradizionalmente utilizzato dalle donne indiane per la cura dei capelli, come consiglia il nome stesso che in hindi significa proprio “frutto per i capelli”. Il prodotto si presenta sotto forma di polvere e per l’utilizzo necessita l’aggiunta di poca acqua calda per formare un composto cremoso. Oltre ad avere un buon potere lavante è un ottimo condizionante, quindi non serve usare ulteriori prodotti, per quanto mi riguarda nemmeno per lo styling. Ho riscontrato capelli più brillanti, morbidi e voluminosi fin dal primo utilizzo. Inoltre a trarne ancora maggiori benefici è il cuoio capelluto, specialmente in caso di problemi come dermatiti, forfora e psoriasi. Tra creme, aloe vera, acqua del Mar Morto, per ora quello con cui mi trovo meglio è proprio lo Shikakai. Essendo, il composto, granuloso, effettua un delicato scrub liberando la cute da crosticine e company, lasciandola così respirare e dandoci una sensazione di pulizia profonda. Come si utilizza? Io ho cercato un po’ in rete prima di mettermi all’opera, trovando, per lo più, l’indicazione di mixarla ad altre due polveri di erbe indiane, Amla e Reetha, per aumentarne il potere lavante. Ho intenzione di provarle in futuro, ma non avendole a disposizione ho optato per altre vie e devo dire che questo Shikakai fa ottimamente il suo lavoro anche da solo.

Essendo io un’amante dello spignatto non potevo rinunciare a fare qualche miscuglio! Quello che è diventato ormai una routine, ispirato a una ricetta trovata sul web, se non sbaglio su “Il Calderone Alchemico”, è il seguente (le dosi sono rigorosamente a occhio):

– 4 cucchiaini di polvere di Shikakai (Io l’ho acquistata sul sito Eccoverde. Come per l’argilla, non usate il cucchiaino in metallo perché potrebbe alterarne le proprietà, meglio di legno);

– una puntina di olio di cocco;

– acqua, molto calda, quanto basta per creare una pappetta;

– un cucchiaino scarso di Mousse de Babassu (un tensioattivo delicato di origine vegetale. Questo tipo di ingredienti più specifici che non si trovano nei negozi li acquisto su Aroma-zone);

– qualche goccia di provitamina B5;

– qualche goccia di o.e. di lavanda o rosmarino.

Ingredienti in posizione! Via!
Ingredienti in posizione! Via!

Il procedimento è semplicissimo: metto la polvere e l’olio di cocco in una tazzina di ceramica e vi verso l’acqua bollente a poco a poco e mescolando, in modo da dosarla correttamente perché: se la crema viene troppo densa si sgretolerà durante l’applicazione, se viene troppo liquida non aderirà a cute e capelli. Infine aggiungo il resto degli ingredienti. Ovviamente se non si hanno tutte le materie prime a disposizione non c’è problema, io ho sperimentato anche la sola polvere mescolata all’acqua e va benissimo lo stesso.

La pappetta di Shikakai è pronta!
La pappetta di Shikakai è pronta!

Una volta pronta la mia cremina/shampoo&balsamo, la applico sulla testa massaggiando con movimenti circolari (con i polpastrelli, non le unghie eh 😉 ) insistendo un po’ nelle parti problematiche, e poi anche nelle lunghezze, come con uno shampoo normale. Si lascia agire per 20-30 minuti, coperto con del cellofan o una cuffietta da doccia così siamo più comodi, dopodiché si risciacqua bene bene e il gioco è fatto!

È vero che per i pigri o per chi va di fretta il tempo di posa non è il massimo, ma ne vale la pena, anche perché, oltre tutti i benefici che ho già elencato, ho potuto constatare che i capelli si mantengono puliti più a lungo. In ogni caso, si può alternare a uno shampoo biologico delicato per quelle volte in cui proprio non abbiamo il tempo o la voglia di metterci a preparare tutto, o meglio, ad aspettare che agisca, perché proprio per la preparazione ci vuole davvero un attimo!

La nostra amichetta si può usare anche su viso e corpo. Per ora mi è capitato di provarla sul viso perché mi era avanzato un po’ di prodotto che avevo preparato per i capelli e l’effetto sulla pelle, morbida e liscia al tatto, mi era piaciuto molto.

Proprio versatile questa Shikakai, vi consiglio di darle una chance 😉

Voi la utilizzate o conoscevate già? Se si, fatemi sapere come la usate lasciandomi un commento! Se no, spero che questo post possa rivelarsi utile per qualcuno 😉

Alla prossima chiacchiera su spignattamenti vari 🙂

Fate bei sogni!

L’Alchimista

“Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando tu desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”

L'Alchimista, di Paulo Coelho, traduzione di Rita Desti. Bompiani, 2004. (edizione speciale per celebrare 1.000.000 di copie vendute in Italia)
L’Alchimista, di Paulo Coelho, traduzione di Rita Desti. Bompiani, 2004. (edizione speciale per celebrare 1.000.000 di copie vendute in Italia)

È un linguaggio simbolico, ma che parla a tutti, quello di Paulo Coelho nel narrare la storia del cammino del giovane Santiago (l’omonimia è tutta una metafora) che è anche la storia della ricerca del Sé. Un romanzo agile nel farsi leggere ma dai molti messaggi di carattere filosofico e spirituale, il cui fulcro è costituito dai temi del sogno e del viaggio. Il sogno di Santiago è proprio viaggiare e conoscere il mondo e, per poterselo permettere, scelse di diventare pastore, nonostante gli studi in latino, spagnolo e teologia; in questo modo, infatti, aveva già conosciuto tutte le campagne e le città dell’ Andalusia, ancora inconsapevole di aver mosso, con la sua determinazione, i primi passi verso una meta più significativa. Vi è poi un altro sogno, ma dell’inconscio, misterioso e significativo, manifestatosi al ragazzo per due notti di seguito, rappresentazione di quell’elemento iniziatico che egli stesso è portato a ritenere istintivamente una sorta di “segno”. Per scoraggiarsi, però, basta così poco e si finisice per non crederci più nei propri sogni, perdendo il controllo della propria vita, abbandonandosi al destino. Fortunatamente, prima di perdersi definitivamente per strada, Santiago incontra un vecchio, dal fare enigmatico, che lo introduce al “linguaggio del Mondo” portando il giovane a intraprendere quel viaggio fisico-spirituale diretto alle lontane Piramidi ma soprattutto alla conoscenza dell’ Anima del Mondo. Lungo il tragitto, tra le insidie del deserto, imparerà a decifrare quel linguaggio dei “segni”, intuito tempo addietro, che l’Universo utilizza per comunicare con gli umani affinché essi compiano, consapevolmente o meno, la propria Leggenda Personale, che non è altro che “quello che hai sempre desiderato fare”. Conoscerà l’Amore, parlerà con il suo Cuore, con il Vento, il Sole e l’Universo, per trovare, finalmente, il suo Tesoro.

“La vita è davvero generosa con chi vive la propria Leggenda Personale”

L’autore, Paulo Coelho, brasiliano, classe 1947, scrittore di grande fama, ha ricevuto numerosi premi e le sue opere hanno venduto oltre 43 milioni di copie in tutto il mondo. L’Alchimista, uscito con il titolo originale O Alquimista nel 1988, è il suo maggior successo. Ho trovato molto piacevole seguire le riflessioni di un ragazzo umile, pieno di tenacia e amore per la vita, affezionato alle sue pecore e dispiaciuto nel doverle abbandonare ma, allo stesso tempo, consapevole di doverlo fare per inseguire il suo sogno ed essere padrone del proprio destino. Il fine morale del libro è positivo e motivante e la sua lettura lascia addosso un po’ di speranza, aiutando il lettore a ricordare quanto sia importante credere nel proprio potenziale.

Voi avete letto questo libro? Se si, che ne pensate? Se no, avete intenzione di leggerlo?

Alla prossima e buon viaggio a tutti i sognatori di professione! 😉

Mi presento: alcune curiosità sul mio percorso formativo.

Sono sempre stata una sognatrice, ma di professione lo sono diventata da poco. Ero una studentessa che lavorava saltuariamente e altrettanto saltuariamente veniva pagata. Dal momento che ho conseguito la laurea sono in cerca di un’occupazione ma senza successo; i Beni Culturali, in Italia, non se la passano proprio bene in quest’epoca, figuriamoci i laureati in materia! Figuriamoci i laureati in materia che vivono in Sardegna!! Dopo vari momenti di sconforto ho pensato che la cosa più intelligente da fare fosse prenderla con filosofia e ho deciso di dedicarmi alla cosa che mi riusciva meglio e per cui non dovevo spendere un centesimo, sognare. Per diventare un sognatore professionista occorre, infatti, avere molto tempo per dormire, ma anche per essere svegli, se si desidera, ad esempio, acquisire competenze nell’arte del sogno ad occhi aperti. Sono brava in questa pratica che metto in atto ogni volta che mi dedico alle mie innumerevoli passioni. A tal proposito è interessante notare come chi si appassiona a troppe cose, senza essere poi capace di sceglierne una su cui concentrarsi e a cui magari dedicare la propria vita, sia avvantaggiato nel diventare un sognatore. È noto infatti che una delle condizioni ottimali per raggiungere questo status è proprio il caos. E io, che ne sono generosamente dotata, devo ringraziare madre natura se non mi è mancato mai. Un buona dose di timidezza unita a un’insicurezza di base, inoltre, sono l’indispensabile per non realizzare i propri ambiziosi progetti e dunque poter essere sognatori di un certo livello. Quindi ammetto che, come in tutte le arti, un po’ di talento innato aiuta non poco.

Spero di esservi stata utile e se volete chiarimenti, consigli o maggiori informazioni lasciate un commento. Al prossimo delirio!

Dimenticavo!! Forse vi interesserà di più sapere, ma forse no, che in questo blog, dedicato alle mie passioni, troverete un po’ tutto quello che può passarmi per la testa o tra le mani: oltre ai deliri leggerete anche di libri, film e musica, spignatti consolidati, alimentazione vegetariana e vegana, fitness e yoga. Se mancherò abbastanza di professionalità potrei trovare il coraggio per farlo seriamente!

Buon sogno a tutti!