In alto a sinistra

La vita dei vent’anni è piena di parassiti ansiosi di far nido in ogni rinuncia

Se dovessi riassumere in poche parole questo libro, il primo che leggo di Erri De Luca, direi che è una poesia in forma di brevi racconti in prosa. Sì, perché lo stile narrativo dell’autore napoletano, classe 1950, è elegante ed evocativo, ricco di metafore ma con potenza d’impatto che scuote. Le sue parole si dipanano agili tra le pagine, cadenzate e musicali, incisive.

In alto a sinistra – Erri De Luca Milano: Feltrinelli, 1995. 144 p. (19^edizione, setembre 2014) (1^edizione ne “I Narratori”, settembre 1994)

I dodici racconti, di cui quattro già editi, sono frammenti di vite, vissuti (alcuni ideati) da Erri De Luca che, nel retrocopertina, ci svela essere “un me narrato, più che un io narrante”. Protagonisti sono, forse, i sentimenti, le emozioni e impressioni dei personaggi narranti, piuttosto che essi stessi: il malessere adolescenziale, la ricerca di evasione da una soffocante città, il senso di appartenenza, la presa di coscienza, la collera, la conquistata consapevolezza della sacralità della vita, il freddo dell’anima corrotta che questa sacralità ha violato, la disperazione, la lotta e la libertà, il rimpianto e il mal d’amore, l’ammirazione, l’affetto e la solidarietà, il dolore dell’addio. Storie difficili ma nelle quali ogni lettore può immedesimarsi facilmente proprio per l’universalità di questi protagonisti resi così ben percepibili dall’autore. E oltre alle esperienze tra scuole, miniere e fabbriche e montagne, si legge anche di libri, “l’unico posto dove l’esperienza che uno fa del mondo, trova le parole d’accompagnamento”, nonché dell’amore per essi, riverso specialmente nell’ultimo racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui un padre malato confida al figlio: “I libri insegnano ai ricordi, li fanno camminare. (…) è stato bello per me girare la pagina letta e portare lo sguardo in alto a sinistra, dove la storia continuava”. In alto a sinistra occorre volgere lo sguardo per proseguire la lettura, saggia indicazione a girare pagina e guardare avanti, finale messaggio di speranza.

Direi che dopo questa lettura ho proprio voglia di tuffarmi nella bibliografia di De Luca che non si limita ad essere un grande scrittore: qui trovate la sua biografia 🙂

E voi avete letto questo o altri suoi libri? Se si qual’è il vostro preferito?

Sogni d’oro gente 🙂

L’Alchimista

“Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini. Tutto è una sola cosa. E quando tu desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio”

L'Alchimista, di Paulo Coelho, traduzione di Rita Desti. Bompiani, 2004. (edizione speciale per celebrare 1.000.000 di copie vendute in Italia)
L’Alchimista, di Paulo Coelho, traduzione di Rita Desti. Bompiani, 2004. (edizione speciale per celebrare 1.000.000 di copie vendute in Italia)

È un linguaggio simbolico, ma che parla a tutti, quello di Paulo Coelho nel narrare la storia del cammino del giovane Santiago (l’omonimia è tutta una metafora) che è anche la storia della ricerca del Sé. Un romanzo agile nel farsi leggere ma dai molti messaggi di carattere filosofico e spirituale, il cui fulcro è costituito dai temi del sogno e del viaggio. Il sogno di Santiago è proprio viaggiare e conoscere il mondo e, per poterselo permettere, scelse di diventare pastore, nonostante gli studi in latino, spagnolo e teologia; in questo modo, infatti, aveva già conosciuto tutte le campagne e le città dell’ Andalusia, ancora inconsapevole di aver mosso, con la sua determinazione, i primi passi verso una meta più significativa. Vi è poi un altro sogno, ma dell’inconscio, misterioso e significativo, manifestatosi al ragazzo per due notti di seguito, rappresentazione di quell’elemento iniziatico che egli stesso è portato a ritenere istintivamente una sorta di “segno”. Per scoraggiarsi, però, basta così poco e si finisice per non crederci più nei propri sogni, perdendo il controllo della propria vita, abbandonandosi al destino. Fortunatamente, prima di perdersi definitivamente per strada, Santiago incontra un vecchio, dal fare enigmatico, che lo introduce al “linguaggio del Mondo” portando il giovane a intraprendere quel viaggio fisico-spirituale diretto alle lontane Piramidi ma soprattutto alla conoscenza dell’ Anima del Mondo. Lungo il tragitto, tra le insidie del deserto, imparerà a decifrare quel linguaggio dei “segni”, intuito tempo addietro, che l’Universo utilizza per comunicare con gli umani affinché essi compiano, consapevolmente o meno, la propria Leggenda Personale, che non è altro che “quello che hai sempre desiderato fare”. Conoscerà l’Amore, parlerà con il suo Cuore, con il Vento, il Sole e l’Universo, per trovare, finalmente, il suo Tesoro.

“La vita è davvero generosa con chi vive la propria Leggenda Personale”

L’autore, Paulo Coelho, brasiliano, classe 1947, scrittore di grande fama, ha ricevuto numerosi premi e le sue opere hanno venduto oltre 43 milioni di copie in tutto il mondo. L’Alchimista, uscito con il titolo originale O Alquimista nel 1988, è il suo maggior successo. Ho trovato molto piacevole seguire le riflessioni di un ragazzo umile, pieno di tenacia e amore per la vita, affezionato alle sue pecore e dispiaciuto nel doverle abbandonare ma, allo stesso tempo, consapevole di doverlo fare per inseguire il suo sogno ed essere padrone del proprio destino. Il fine morale del libro è positivo e motivante e la sua lettura lascia addosso un po’ di speranza, aiutando il lettore a ricordare quanto sia importante credere nel proprio potenziale.

Voi avete letto questo libro? Se si, che ne pensate? Se no, avete intenzione di leggerlo?

Alla prossima e buon viaggio a tutti i sognatori di professione! 😉

Mi presento: alcune curiosità sul mio percorso formativo.

Sono sempre stata una sognatrice, ma di professione lo sono diventata da poco. Ero una studentessa che lavorava saltuariamente e altrettanto saltuariamente veniva pagata. Dal momento che ho conseguito la laurea sono in cerca di un’occupazione ma senza successo; i Beni Culturali, in Italia, non se la passano proprio bene in quest’epoca, figuriamoci i laureati in materia! Figuriamoci i laureati in materia che vivono in Sardegna!! Dopo vari momenti di sconforto ho pensato che la cosa più intelligente da fare fosse prenderla con filosofia e ho deciso di dedicarmi alla cosa che mi riusciva meglio e per cui non dovevo spendere un centesimo, sognare. Per diventare un sognatore professionista occorre, infatti, avere molto tempo per dormire, ma anche per essere svegli, se si desidera, ad esempio, acquisire competenze nell’arte del sogno ad occhi aperti. Sono brava in questa pratica che metto in atto ogni volta che mi dedico alle mie innumerevoli passioni. A tal proposito è interessante notare come chi si appassiona a troppe cose, senza essere poi capace di sceglierne una su cui concentrarsi e a cui magari dedicare la propria vita, sia avvantaggiato nel diventare un sognatore. È noto infatti che una delle condizioni ottimali per raggiungere questo status è proprio il caos. E io, che ne sono generosamente dotata, devo ringraziare madre natura se non mi è mancato mai. Un buona dose di timidezza unita a un’insicurezza di base, inoltre, sono l’indispensabile per non realizzare i propri ambiziosi progetti e dunque poter essere sognatori di un certo livello. Quindi ammetto che, come in tutte le arti, un po’ di talento innato aiuta non poco.

Spero di esservi stata utile e se volete chiarimenti, consigli o maggiori informazioni lasciate un commento. Al prossimo delirio!

Dimenticavo!! Forse vi interesserà di più sapere, ma forse no, che in questo blog, dedicato alle mie passioni, troverete un po’ tutto quello che può passarmi per la testa o tra le mani: oltre ai deliri leggerete anche di libri, film e musica, spignatti consolidati, alimentazione vegetariana e vegana, fitness e yoga. Se mancherò abbastanza di professionalità potrei trovare il coraggio per farlo seriamente!

Buon sogno a tutti!